Auguri di buon Natale 2020

Care amiche e cari amici,
si avvicina il Santo Natale di un anno turbolento, in tempesta. «Pensavamo di rimanere sani in un mondo malato» ci ha suggerito Papa Francesco: questa pandemia globale ci ha ridestati da questa illusione. Ci siamo così (ri)scoperti fragilmente umani, colmi di speranza come i naviganti sul mare in burrasca e prossimi anche a coloro che vicini non erano.

Sono tre le parole su cui abbiamo mediato per augurarvi un Natale all’insegna della semplicità, memoria vera di quella mangiatoia (praesepium in latino) in cui nacque Gesù Cristo. Abbiamo scelto un’icona tanto particolare quanto profondamente umana: Il concerto di Marc Chagall. Il solo titolo ci conduce in un’atmosfera di gioia, di canto, di festa: è nato il Salvatore. Tutte le linee del dipinto, infatti, sono rivolte al centro dove è un’onirica barca in cui Cristo è nato. La metafora della navigazione è volontà di dire la precarietà e la fragilità in cui avviene quella nascita che  coinvolgerà e tuttora sconvolge l’umanità tutta. Dio si è fatto carne, corpo, persona umana.

Tre parole, quindi, per riscoprire il Natale e rileggere l’anno trascorso insieme.

Umanità. L’essersi fatto corpo di Dio testimonia quanto Lui stesso abbia a cuore la persona umana e la sua humanitas. In Gesù e con Gesù il Signore vive l’esperienza del dolore e della gioia, della fatica e del desiderio. Con Cristo e in Cristo Dio si fa testimone di un vivere l’umanità nel Suo nome e secondo la Sua Parola. Così, sulle sue orme, come Oratori di Settimo abbiamo continuato, rinnovandoci quasi giornalmente, a stare accanto all’uomo, soprattutto ai giovani e agli adolescenti della nostra città. Abbiamo tentato di dar voce a quei talenti e desideri dei ragazzi e delle ragazze che caratterizzano il loro essere uomini in Terra.

Speranza. Il Natale nell’anno liturgico è il rito della rinnovata speranza che il Salvatore ha portato e porta con la Sua nascita. La speranza è credere nel futuro, perseverare nel compito, pazientare nell’attesa. La speranza è, quindi, atto di fede che si manifesta quando, per assurdo, non sembra esserci più speranza: così accadde ad Abramo che «credette, saldo nella speranza contro ogni speranza» (Rm 4 18). Questo sentire accorato e incoraggiato dal nostro credere in Cristo ha permesso alla nostra associazione di continuare a essere presente laddove le circostanze chiedevano distanza.

Prossimità. Questo è lo stile di ogni cristiano, è il suo modo di stare al mondo, è il suo atteggiamento costante. Essere prossimi significa essere vicini, in una vicinanza (ora l’abbiamo davvero compreso) non tanto fisica quanto spirituale, umana. Il nostro è stato, in questo lungo anno, un essere prossimi alla giovane ragazza dall’altra parte dello schermo che partecipa alla formazione. Un essere prossimi ai giovani migranti che vivono con noi l’esperienza cittadina. Abbiamo ideato un progetto, Cosmopoli, che muove dal valore della prossimità: permettere al mondo di manifestarsi, di vivere insieme in una dimensione cittadina, che promuove l’attenzione e la dignità di ogni persona.

Come associazione siamo testimoni di queste tre Parole, che possono essere, ebraicamente, dette רים ִב ָד (dvarim), parola ed evento insieme: manifestazione continua della presenza di Cristo nella nostra vita. La Sua nascita dona speranza e generatività: risorgeremo, perché sappiamo che con Gesù, nato per noi, questo sarà possibile. Con l’augurio di vivere e scoprire la Sua Presenza nella nostra vita quotidiana e bisognosi di Lui sul nostro cammino, è con gioia che vi diciamo: felice Natale!

Il Consiglio di Amministrazione
di Oratori di Settimo Torinese

Auguri!

Auguri Natale 2020 OdS