Cambia Me, Cambia Te

Ri-convertirsi scoprendosi Città.
#settimochange

Dal reale. . .

Καιρός (Kairòs). Una parola greca, un concetto personificato in divinità che indica il «momento opportuno»,  qualitativamente speciale. La pandemia da Covid-Sars-19 non può che essere letta come momento opportuno per:

− ciascun uomo, perché si faccia carico e viva con tenacia il cambiamento, riscoprendolo parte essenziale di sé;
− la società mondo, perché si scopra realmente e strettamente interconnessa, assumendosi la responsabilità della propria complessità.

Una lettura del reale porta con sé un mondo che alterna paura, spensieratezza, voglia di dimenticare, degenerazioni immuniste, comportamenti irresponsabili, ma ha necessità di integrarsi con forme di ripresa, di riconversione del proprio modo di guardare, interrogarsi e agire nel mondo.

. . .alla nostra realtà

La nostra realtà, proprio perché immersa in un sistema globale e complesso, chiede di essere osservata perché il post-coronavirus possa essere vissuto come occasione, opportune e irrinunciabile, seppur con prudenza, della riconversione e della scommessa pastorale ed educativa.
Una scommessa che, radicata nella storia delle nostre comunità, trae nutrimento dall’organizzazione sempre meglio compiuta di Oratori di Settimo, quale espressione di Unità Pastorale, e quindi della città.

Riconversione – L’icona biblica (Gv 21, 1-14)

1 Dopo questi fatti, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberìade. E si manifestò così: 2 si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaèle di Cana di Galilea, i figli di Zebedèo e altri due discepoli. 3 Disse loro Simon Pietro: «Io vado a pescare». Gli dissero: «Veniamo anche noi con te». Allora uscirono e salirono sulla barca; ma in quella notte non presero nulla. 4 Quando già era l’alba Gesù si presentò sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. 5 Gesù disse loro: «Figlioli, non avete nulla da mangiare?». Gli risposero: «No». 6 Allora disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete». La gettarono e non potevano più tirarla su per la gran quantità di pesci. 7 Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «È il Signore!». Simon Pietro appena udì che era il Signore, si cinse ai fianchi la sopravveste, poiché era spogliato, e si gettò in mare. 8 Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: infatti non erano lontani da terra se non un centinaio di metri. 9 Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane. 10 Disse loro Gesù: «Portate un po’ del pesce che avete preso or ora». 11 Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatré grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si spezzò. 12 Gesù disse loro: «Venite a mangiare». E nessuno dei discepoli osava domandargli: «Chi sei?», poiché sapevano bene che era il Signore.13 Allora Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede a loro, e così pure il pesce. 14 Questa era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risuscitato dai morti.

  • «Ma in quella notte non presero nulla»: la notte. La notte è il tempo dello scoramento, della fatica e dell’impossibilità dell’impresa: è, metaforicamente, la tenebra dell’incertezza, dello sbaglio, della difficoltà a portare a termine. Ma neppure il giorno è momento propizio per la pesca, è solo l’alba il tempo in cui luce e ombra convivono, in cui la luce nasce dall’ombra. In questo tempo post lockdown, come sottolinea in un suo intervento Massimo Recalcati, occorre ricordarsi che la luce e le tenebre si mescolano sempre, che il prima e il dopo non sono due tempi staccati, ma annodati tra loro: nell’alba permane la fatica del lavoro, ma ne scaturisce la pienezza («trascinando la rete piena di pesci») dell’essere riusciti.
  • «Figlioli, non avete nulla da mangiare?»: il bisogno. Gesù, così come nell’episodio dei discepoli di Emmaus, si manifesta agli uomini e primariamente interroga. La domanda di Gesù è una domanda viscerale tanto concreta quanto metaforica come se chiedesse «di che cosa vi nutrite?» o, ancor più forte, «di che cosa vorrete nutrirvi?». Gesù cerca, indaga e aiuta a rendere manifesto un bisogno, che, al di là del suo essere primario (il cibo) interroga sul come: come posso ottenere un cibo che mi nutra? Fuor di metafora Gesù pone sempre la domanda sulla pienezza della vita, il cui desiderio è tanto palese quanto indefinite sono le strade per raggiungerlo o avvicinarvisi.
  • «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete»: la riconversione. I discepoli vanno esattamente dove poche ore prima erano stati invano e riprovano. Il luogo è il medesimo ma lo spirito è rinnovato dalle parole e dagli orientamenti di Gesù, che guidano, pur non trasformandoli nella loro concretezza di pescatori, li rende nuovi come discepoli. Sullo stesso lago è dato a costoro di vivere una nuova modalità di pesca, che non fa più conto su quel che già si sa, ma su quell’inesplorato che è il terreno di Dio, nel quale ci è chiesto di affidarsi.

Come finale, un nota bene. Gesù, così come ha sempre fatto nel suo vivere, anche da risorto, si manifesta nella quotidianità, nel lavoro e interroga i discepoli lì dove si trovano. Così l’esperienza pastorale non può più partire dall’invitare: si rende indispensabile il nostro andare e stare là dove i ragazzi e le ragazze sono per portare loro Cristo nelle relazioni umane, significative e significanti. La
riconversione non è avvenuta intra moenia del cenacolo, ma sul lago di Tiberiade, nell’operatività dei discepoli.

Esperienza – Il tema

L’esperienza di riconversione è, si diceva prima, un’esperienza da vivere nel quotidiano. Tema, allora, del prossimo anno pastorale, in continuità con quello 2019/2020, sarà la riconversione in città, secondo alcune traiettorie che provano a intersecare i rapporti fra la comunità parrocchiale e la complessità del reale.

  • La comunità e il proprio quartiere sono e devono sempre più diventare luogo dell’incontro, dell’aggregazione e dell’esperienza di gruppo.
  • Oratori di Settimo e l’unità pastorale sono traccia di un cammino fatto insieme da giovani uomini e donne che, seppur in luoghi diversi, percorrono le medesime strade e condividono esperienze e percorsi di vita.
  • La complessità del reale come sistema-città, sistema-Regione, sistema-Italia, sistema-Europa, sistema-mondo, si nutre della consapevolezza e della necessaria apertura e comprensione all’essere parte di un tutto faticosamente interpretabile e gestibile.
  • La riconversione come sguardo è la spiritualità dell’interrogarsi, del pregare e dell’agire nelle realtà in cui l’animo dei ragazzi e delle ragazze non cambia in base alle nostre categorie e volontà ma, a partire da un essere accompagnati ed educati al cambiamento che ci è proprio come uomini e che è, in ultima analisi, manifestazione di un uomo perfetto immagine di Cristo, vocazione a cui tutti siamo chiamati.

Un tema impegnativo da rielaborare, riflettere e far dialogare con l’esperienza, con il passato perché possa aprirsi colorare il futuro.