PASTOTRALE DEI RAGAZZI (3- 13 anni)


È la città giusta

È il tema formativo dell’oratorio del sabato rivolta ai bambini e ragazzi e parte dall’osservazione della quotidianità complessa ed articolata del loro mondo, individuando le loro domande, aspirazioni e non ultimi i limiti e le risorse che riscontrano. A partire da questo, si prova a capire come la Parola di Dio possa rispondere alle loro attese, ai loro dubbi, ai loro desideri.

Attraverso uno sguardo aperto e attento sul mondo siamo chiamati come cristiani a impegnarci ad abitare e a “farci abitare”, a condividere nella Chiesa la splendida avventura di costruire la realtà in cui viviamo, di sporcarci le mani lì dove il Signore ci invia ad operare con lo slancio della misericordia e della missione. Abitare infatti non indica soltanto il dimorare in un luogo fisico ma vuol significare anche movimento, cammino verso sé stessi, verso un luogo, verso l’altro. Immersi nel mondo, ma non del mondo. Noi siamo la comunità che costruiamo, le città che viviamo e che progettiamo. Gesù ci invita ad abitare per raggiungere, a guardare per accorgersi, a muoverci per accogliere, E prima ancora a “farsi abitare” da Lui.

Per i piccoli abitare vuol dire rimanere, stare insieme. I bambini abitano un luogo quando lo riconoscono familiare e di sentono al sicuro. Abitare diviene un verbo che si coniuga sempre al plurale ed indica quasi sempre uno “stare con”. Per i più grandi abitare può voler dire condividere, fidarsi di qualcuno o di qualcosa, accompagnarsi nel raggiungere uno stesso obiettivo. Da qui nasce la domanda di vita su cui si
vuole focalizzare il cammino annuale: “Stai con me?”. È la domanda che i bambini rivolgono agli adulti quando sentono il bisogno di una presenza che li comprenda e li accompagni. In alcune situazioni questa domanda nasce per infondere un po’ di coraggio nel compiere azioni che i ragazzi da soli non avrebbero fatto. “Stai con me?” è un interrogativo al quale non si risponde necessariamente con qualcosa da
fare, talvolta basta davvero solo esserci… ma in ogni caso ti richiede di metterti in gioco in prima persona.

CAMMINI GIOVANISSIMI (14-19 anni)


Qui è ora

Ai giovanissimi sarà proposto di vivere i luoghi che abitano nella loro quotidianità, come la scuola e la famiglia, la nostra città, in modo nuovo. Saranno anche invitati ad assumere nuove prospettive verso alcune dimensioni esistenziali che possono risultare difficili e non immediate, come il rapporto con  stessi o alcune
realtà a loro apparentemente “lontane”.
  • Abitare  stessi significa scoprirsi unici e originali.
  • Abitare i luoghi della quotidianità significa sentirsi cittadini attivi e mettersi in gioco in prima persona per partecipare alla vita scolastica e del quartiere/paese.
  • Abitare le realtà più lontane e difficili significa fare il primo passo.
  • Si propone ai gruppi e alle parrocchie di provare ad organizzare un incontro con una realtà del territorio (ospedale, casa di riposo, Caritas, ecc). 

GIOVANI


Lo avete fatto a me

Nell’anno dedicato alla terza delle virtù teologali, la speranza, i giovani sono chiamati a testimoniare l’amore gratuito di Cristo, attraverso lo stile di prossimità proposto dall’icona biblica di Matteo. La sfida è adottare uno sguardo sul mondo e su chi ci circonda, che non si accontenti di vedere o di analizza re il contesto, ma che dimori, prenda posto, abbracci completamente la vita dell’uomo sull’esempio di Gesù. Invitiamo i giovani a mettersi accanto all’altro camminando alla sua altezza, come Dioha voluto farsi prossimo a ciascuno di noi, “per essere compagnia coinvolgente e mai esclusiva”.