Testimoni di Emmaus

Gesù in persona si accostò e camminava con loro

1. Da dove partiamo

Lo scorso anno pastorale abbiamo provato a cogliere, in questo tempo di chiusure, di privazioni, di coronavirus, un tempo opportuno (kairòs). Non ci siamo lasciati fermare dal virus ma abbiamo provato a cogliere l’opportunità per ripensare la nostra presenza, come associazione, come comunità educante, nella nostra città. Durante l’estate, come Direttivo in forma allargata, abbiamo riletto l’anno passato e tracciato orientamenti per l’anno a venire. Ci siamo fatti guidare dall’icona evangelica dei discepoli di Emmaus (Lc 24, 13-35).

2. Riflessione pedagogica: il Vangelo ispira il nostro pensare l’educazione

Le fatiche dello scorso anno hanno evidenziato tanti limiti della nostra pastorale, limiti che conoscevamo ma che faticavamo a focalizzare bene e ad affrontare. Abbiamo così assecondato il bisogno di ripensare allo stile con cui deve muoversi ogni nostra azione. L’episodio dei discepoli di Emmaus ha illuminato il nostro stare con, per e tra i giovani. Alcuni focus sull’affresco di Duccio di Boninsegna ci guideranno nella riflessione biblica, spirituale e pedagogica, seme per l’avvio dell’anno pastorale.

  • 2.1 Primo focus – I discepoli

I discepoli possono rappresentare i giovani, protagonisti del nostro processo educativo. Sono coloro che rompono gli schemi, che dibattono e che contestano. È loro propria una propensione al cambiamento, alla domanda, spesso  tacita, difficilmente verbalizzata e orientata, ma sempre presente e assillante. I giovani camminano, si affaticano a crescere e a conoscere: cercano guide e modelli, come chiunque quando muove i primi passi. Sorge, tuttavia, una questione essenziale: quali giovani? Quelli che si hanno di fronte.

  • 2.2 Secondo focus – Gesù

Gesù è rappresentato da Duccio in dialogo, in relazione, in cammino con i discepoli: tre dimensioni, quella del dialogo, della relazione e del cammino centrali nel vivere con autenticità la dimensione educativa. Sono, così, le stesse azioni del Cristo Risorto a definire alcuni punti fermi dello stare con, per e tra i giovani.

  • Gesù in persona si accostò e camminava con loro (Lc 24, 13): avvicinarsi e camminare accanto.
  • Ed egli disse loro: «Che sono questi discorsi che state facendo fra voi durante il cammino?» (Lc 24, 14):
  • E cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui (Lc 24, 27): spiegare.
  • Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro (Lc 24, 29-30): condividere.
  • Essi poi riferirono ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane. (Lc 24, 35): testimoniare.

Con lo sguardo a Gesù e al suo stile educativo, Papa Francesco, con queste parole, durante l’udienza generale del 24 maggio 2017, invita la comunità cristiana a farsi mediatrice: «la Chiesa ascolta le storie di tutti, come emergono dallo scrigno della coscienza personale; per poi offrire la Parola di vita, la testimonianza dell’amore, amore fedele fino alla fine. E allora il cuore delle persone torna ad ardere di speranza».

  • 2.3 Terzo focus – Il cammino

La strada da percorrere è denotata da fatica, perché richiede movimento, dispendio di energie, messa in gioco. Camminare insieme significa riconoscere le diverse andature dei compagni di viaggio: saper accelerare, saper aspettare, saper frenare. Così, la vita spirituale è caratterizzata da diversità, forme differenti di preghiera e di relazione con Dio che devono essere accompagnate, ascoltate, rispettate e guidate. La simbologia del cammino, però, dice soprattutto della dinamicità e della progressione implicita nell’atto del muoversi verso qualcosa.

  • 2.4 Quarto Focus – Emmaus

Duccio di Boninsegna rappresenta Emmaus come un castellum; così, infatti, era descritta in epoca medioevale la città palestinese. Una città fortificata affrescata a mo’ di piccola città due-trecentesca: il contesto storico-sociale dell’artista entra nell’opera d’arte, come sarà poi caratteristico dell’arte umanistico-rinascimentale. Questo piccolo particolare suscita la seguente domanda: quali sono gli elementi strutturali del contesto contemporaneo? come si compone la nostra Emmaus? Possiamo individuare, tra i molti, quattro espressioni utili a comprenderlo.

  1. La complessità, suggerita da Edgar Morin. Guardare la realtà come espressione della complessità significa allontanare le semplificazioni e i semplicismi, la possibilità di conoscere e sapere tutto. Accettare la complessità del mondo vuol dire accettare l’umanità connaturata dal limite e dalla fragilità e impegnarsi a pensare globalmente.
  2. La società neotribale, suggerita da Michel Maffesoli. Le tribù postmoderne si costituiscono intorno a totem simbolici o fisici, attraverso processi di identificazione emozionale e collettiva che permettono di relazionarsi con eroi totemici sportivi, musicali, religiosi, politici, intellettuali. Queste figure cristallizzano desideri, paure, speranze comuni alle tribù.
  3. Dalla liquidità alla gassosità della società, suggerita (e in via di superamento) da Zygmunt Bauman.. La società liquida è una società della volontà in cui l’individuo si rende fluido anche per rendersi non definibile, ma allontanare da sé l’etichetta, per cercare – talora apparentemente – di sentirsi pienamente sé stesso. Lo stato gassoso, evoluzione della liquidità, indica un’identità che si va vaporizzando, di un limite umano che ha difficoltà a riconoscersi internamente ed esternamente.
  4. La rapidaciòn, suggerita da Papa Francesco nella Laudato sii. La rapidaciòn indica, sinteticamente, la dimensione della velocità quale primaria nella nostra esistenza. Velocità significa tutto e subito, connessioni costanti, corse e appuntamenti, messaggistica istantanea. Una società che si velocizza esponenzialmente nega l’attesa e la rende angosciante, difficilmente sopportabile.

3. Dalla Parola all’azione

I nostri ragazzi spesso ce lo chiedono, e a ragione! Ma in pratica, tutto questo cosa vuol dire?

Significa ripensare ogni nostra azione pastorale sul territorio cittadino con lo stile di Emmaus. Il sondaggio che abbiamo lanciato dopo l’oratorio estivo 2021 aveva quest’obiettivo: raccogliere osservazioni e punti di vista per rileggere la realtà e interrogarci su come continuare la nostra azione educativa, non più partendo da bisogni immaginati o propri degli educatori, spesso dettati dal fare, ma cogliendo il vissuto dei ragazzi, delle ragazze e delle famiglie.

  • L’oratorio del sabato. Meno attività strutturate e più spazio all’incontro e all’informalità, ma sempre con presenze educative capaci di stare con i più piccoli.
  • Il cammino cresimandi. Dare tempo ai ragazzi di crescere e sperimentarsi, rinnovando la catechesi in ottica non solo ritualistica e di trasmissione delle conoscenze, ma esperienziale, capace di far vivere ai ragazzi da credenti le aspirazioni autentiche della cultura che abitano.
  • Il cammino dei gruppi di fascia. Rappresenta una grande sfida posta non solo ai nostri educatori, ma a tutta la comunità educante della nostra città, di camminare accanto a questi giovani, ascoltarli e accompagnarli nel loro cammino, aiutandoli a porsi le giuste domande per cogliere il vero senso della vita.
  • Un percorso culturale per i giovani. Un’esperienza da costruire insieme ai giovani e al mondo adulto per condurre giovani e adulti ad incontrassi e confrontarsi, attraverso la cultura, su temi nodali del vivere umano.
  • Sp.Ag.O. Spazio Aggregativo Oratorio, un luogo dove bambini e ragazzi avranno un progetto pomeridiano infrasettimanale tutto per loro con un doposcuola che sarà in rete con le altre agenzie che sul territorio svolgeranno lo stesso servizio, per meglio affiancare e sostenere le famiglie nell’accompagnamento allo studio, con particolare attenzione alle situazioni di fragilità e di bisogni educativi speciali. Un cortile, dove correre e giocare a calcio, basket, pallavolo o quel che si desidera. E poi ancora un bar, per gli adolescenti, dove ritrovarsi e chiacchierare. Un luogo bello e aperto alla città dove poter anche semplicemente stare.
  • Cosmopoli. Un luogo aperto alla città e a ogni iniziativa. Un progetto che non è solo uno spazio studio per chi ne ha bisogno, solo un luogo che i giovani possono usare per il co-working o uno studio prove per gruppi di giovani band, oppure ancora un appartamento dove vivere esperienze di vita in comune, ma può essere anche molto altro. Un cosmo di opportunità aperto alla nostra città.

E ancora molto altro è in cantiere: costruire la pastorale come progetto cittadino significa aver chiari obiettivi, metodi e strategie, ma soprattutto significa adattabilità alle situazioni, ai contesti, ai bisogni. La forma associativa della nostra Pastorale Giovanile offre tanti strumenti che aiutano a rispondere sempre meglio ai bisogni del territorio, un territorio grande quanto la nostra città, una sfida senz’altro ardua, ma che cogliamo con entusiasmo e con fede assieme a tante altre belle realtà giovanili di cui la nostra città è ricca, in un rapporto di rete tra pubblico e privato che è continuo arricchimento.

Lettera cammino pastorale – 2021/22